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Abstract
In una sera d'autunno il bragozzo di guerra "
Madonna della Salute" è costretto a trovare riparo, a
causa di un improvviso levarsi di bora, nell'insenatura
di Punta Grignani (1). La tempesta non è casuale, bensì
evocata dalla Sirena Miramar decisa a impadronirsi del
cuore del Principe, ma l'incantesimo fallisce (2).
Dimentico degli eventi della notte Massimiliano scende a
terra dove, incantato dalla bellezza del luogo, incarica
l'architetto Junker di costruire un castello che, seppur
dimentico del suo incontro con la Sirena, Massimiliano
chiamerà Miramar (3).
Nel frattempo il principe viene inviato dal fratello,
l'imperatore Francesco Giuseppe, quale ambasciatore in
Francia, al fine di distrarre l'imperatore Napoleone III
dalle sue simpatie verso i piemontesi (4) e poi in
Belgio per fargli incontrare Carlotta, la figlia del re
Leopoldo. Carlotta si innamora del bel principe e i due
giovani convolano a nozze (4) acclamati dai regnanti
d'Europa (5). Massimiliano assume la carica di
Governatore del Lombardo Veneto ma, a causa delle sue
idee troppo liberali, l'imperatore lo destituisce in
breve tempo con grande dispiacere dei due sposi, che si
ritirano nel Castello di Miramar. Qui Carlotta
incomincia a dare segni di insofferenza, rattristata
dall'idea di ricevere scarse attenzioni dall'amatissimo
sposo (7).
Per consolare il fratello della perdita del
Governatorato, Francesco Giuseppe lo nomina ambasciatore
presso don Pedro II, Imperatore del Brasile. Durante la
sosta a Madera il Principe è pervaso dal ricordo del suo
grande amore per la cugina Amalia di Braganza, figlia di
don Pedro, morta di "mal sottile" a vent'anni proprio in
quella splendida isola (8).
Don Pedro gli preannuncia che,
proprio lui, potrebbe ricevere un'offerta da parte di
Napoleone III - il quale ha invaso tutto il Messico -
quale Imperatore di quella nazione, ma Massimiliano
dichiara di non essere assolutamente disponibile (9).
Nel frattempo il fuoriuscito messicano
Gutierrez de Estrada sta cercando per tutta l'Europa un
principe cattolico disposto ad accettare quella
traballante corona, che viene effettivamente offerta a
Massimiliano, il quale non l'accetta ponendo come
condizione di essere scelto da un plebiscito popolare.
Napoleone III e de Estrada congegnano per ottenere il
responso chiesto dal principe, e finalmente una
delegazione messicana si presenta il 10 aprile 1864 al
Castello di Miramare annunciando a Massimiliano il
favore di tutto il popolo messicano (10).
La coppia imperiale arriva in Messico
ma, a causa della fine della Guerra di Secessione degli
Stati Uniti, i quali non vedono di buon grado un impero
ai loro confini, ben presto tutte le grandi Potenze che
prima avevano appoggiato la nomina imperiale, ritirano
le loro truppe mentre l' imperatore Napoleone III viene
a mancare a tutti gli impegni precedentemente assunti
con Massimiliano (11).
I delegati delle Grandi Potenze gli
consigliano di abdicare (12) ma l'imperatore, vuoi per
orgoglio vuoi per lealtà verso le proprie truppe,
rifiuta di lasciare il trono e di abbandonare il
Messico, paese che ha imparato ad amare (13). Nel
momento del pericolo la coppia imperiale si ritrova
unita più che mai e l'intrepida Carlotta ritorna in
Europa per un disperato tentativo di ricevere aiuto dal
Papa e dai potenti del Vecchio Mondo (14).
La situazione precipita. Benito
Juarez, capo degli insorti messicani, sta vincendo su
tutti i fronti e la vita di Massimiliano è in pericolo.
I delegati preparano la sua fuga, ma lui non è un
codardo e all'ultimo momento rifiuta di abbandonare i
suoi soldati.
Intanto in Europa, durante l'udienza
ottenuta dal Papa, Carlotta dà i primi segni di pazzia.
Massimiliano ne viene informato e cade in una profonda
depressione. Città del Messico non è più sicura. Con le
ultime truppe fedeli l'imperatore si ritira a Queretaro,
dove un traditore apre le porte della città e lui, per
evitare altro spargimento di sangue, si arrende
consegnando la sua spada al generale nemico Escobedo.
Accusato di alto tradimento viene condannato alla pena
capitale, assieme ai due fedeli generali Menìja e
Miramòn.
A nulla valgono le richieste di
grazia inviate da parte di tutte le Grandi Nazioni,
Benito Juarez è irremovibile. Di lì a poco, davanti al
plotone d'esecuzione, Massimiliano schiude le falde
della sua marsina e indica il cuore: a 35 anni non
ancora compiuti (15).
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